Essere personale e libertà


 

 

            Il punto di partenza fondamentale è l’affermazione della libertà nell’uomo nel suo primo significato di libero arbitrio. Il fatto che l’uomo possieda il libero arbitrio, cioè possa fare una cosa o non farla (libertà di esercizio) oppure farne una piuttosto che un’altra (libertà di specificazione) è una realtà psicologicamente evidente e che, più che essere dimostrata, può essere mostrata, illuminandola sotto diverse prospettive, nessuna delle quali può però risultare cogente anche in virtù dello stesso libero arbitrio che, essendo una facoltà della volontà e della ragione, può dare o non dare l’assenso a questa affermazione, così come a qualsiasi altra.

            Nella questione 24 del De Veritate e nell’art.1 della questione 6 del De Malo, San Tommaso afferma che l’uomo possiede il libero arbitrio come “potenza della volontà o della ragione”. Per San Tommaso tale affermazione è evidente, poiché altrimenti non avrebbe senso la fede, né tutta la moralità, e perderebbero significato “la deliberazione, l’esortazione, il precetto e la punizione, la lode e il biasimo” ed il negarla può essere solo dovuto a “protervia”, una forma di superbia intellettuale, oppure a ragionamenti sofistici. A partire da qui San Tommaso mostra poi cosa significhi che il libero arbitrio sia una potenza della ragione e della volontà: la volontà muove liberamente, cioè senza necessità, se stessa e l’intelletto, e l’intelletto muove liberamente la volontà.
            Dopo aver spiegato i diversi tipi di agente (esseri inanimati, piante, animali e uomo), mostrando un progressivo perfezionamento nell’agire che diventa sempre più autonomo, analizza gli atti della volontà e dell’intelletto, mostrando innanzi tutto come quest’ultimo muova la volontà: “Se, dunque, consideriamo il moto delle potenze o facoltà dell’anima nell’aspetto dell’oggetto che ne specifica l’atto, il primo principio della mozione proviene dall’intelletto: in questo modo infatti il bene conosciuto dall’intelligenza muove anche la stessa volontà. Se invece consideriamo il moto delle potenze dell’anima nell’aspetto dell’esercizio dell’atto, allora il principio della mozione proviene dalla volontà.” D’altra parte, sotto un altro aspetto, è dunque la volontà che muove l’intelletto ed anche se stessa: “E in questo modo la volontà muove anche se stessa e tutte le altre potenze: infatti conosco perché lo voglio e similmente uso di tutte le mie potenze e abiti perché lo voglio.”
Dopo ciò mostra che tali movimenti devono essere liberi: “Così dunque per far vedere che la volontà non si muove secondo necessità, bisogna considerare il moto della volontà sia per quanto riguarda l’esercizio dell’atto, sia per quanto riguarda la determinazione o specificazione dell’atto, che dipende dall’oggetto.” Innanzi tutto il moto della volontà nei confronti di se stessa e dell’intelletto: “Poiché dunque la volontà muove se stessa con il consiglio, e inoltre il consiglio è una sorta di ricerca, non dimostrativa, ma che ha il procedimento aperto agli opposti, la volontà muove se stessa non secondo necessità.” Poi il moto dell’intelletto nei confronti della volontà: “Se invece si considera il moto della volontà per l’aspetto dell’oggetto che specifica l’atto della volontà a volere questo o quello, allora bisogna considerare che l’oggetto che muove la volontà è il bene conveniente conosciuto.” Questo movimento, a seconda dell’oggetto presentato, cioè il bene assoluto oppure un bene particolare, è necessario oppure libero: “Se esso è un bene tale che non si trova essere bene secondo tutti gli aspetti particolari che si possono considerare, non muoverà in modo necessario la volontà, neanche per quanto riguarda la specificazione dell’atto: uno infatti potrà volere il suo opposto, anche pensando ad esso, perché può darsi che quell’opposto sia bene o conveniente se considerato secondo qualche altro aspetto particolare; come ciò che è buono per la salute non lo è per il piacere, e così per altri casi.” “Se invece qualcosa è appreso come bene conveniente secondo tutti gli aspetti particolari che si possono considerare, questo muoverà la volontà in modo necessario, e per questo l’uomo tende necessariamente alla felicità, che secondo Boezio è uno stato perfetto per l’unione di tutti i beni. Ora, dico necessariamente per quanto attiene alla specificazione dell’atto, poiché non può volere il contrario, ma non quanto all’esercizio dell’atto, poiché uno può non voler pensare in quel momento alla felicità, poiché anche gli stessi atti di intelligenza e di volontà sono particolari.”
            Ma per san Tommaso la libertà non è assoluta; si fonda sulla natura che ne determina le condizioni di esercizio: “Ma, poiché la volontà non sempre ha voluto usare il consiglio, è necessario che sia mossa da qualcuno a volere consigliarsi; e se è mossa da se stessa, è necessario nuovamente che il consiglio preceda il moto della volontà e che l’atto della volontà preceda il consiglio; e poiché non si può procedere all’infinito, è necessario affermare che, quanto al primo moto della volontà, la volontà di chiunque non voglia sempre in atto, sia mossa da qualche principio esterno, sotto il cui impulso la volontà comincia a volere. Ciò che muove in primo luogo la volontà e l’intelletto è una realtà al di sopra della volontà e dell’intelletto, cioè Dio. E poiché Egli muove tutte le cose secondo la natura delle realtà mosse,…, muove anche la volontà secondo la sua condizione naturale, non in modo necessario, ma rapportantesi a molte realtà senza alcun determinismo.”

Questa difesa e quest’analisi della libertà umana sono sostanzialmente condivise anche dai seguenti autori, che hanno apportato ad esse altre considerazioni di vario genere anche in rapporto alla filosofia moderna e contemporanea. Ad esempio Millan Puelles riprende sostanzialmente l’analisi tomista, anche se parla di libertà trascendentali dell’intelletto e della volontà, come ampiezza illimitata degli orizzonti dell’intelletto e della volontà, l’uno aperto ad ogni ente e l’altra aperta a desiderare ogni bene concreto conosciuto; il libero arbitrio invece lo attribuisce solo alla volontà. Tali libertà sono innate, cioè appartengono all’essenza stessa della natura umana.

            Anche per Polo questa libertà innata è il possesso più nobile dell’essere umano: la libertà costituisce un dono, chiamato da lui, di libertà nativa (poiché l’atto di decisione di nascere e di vivere non dipende da noi stessi) ed è allo stesso tempo una chiamata ad una “destinazione” che trascende questo mondo nel quale non c’è niente che meriti un esercizio esaustivo della libertà: “I dubbi sul perché dei nostri atti traggono origine dal fatto che l’uomo, proprio in quanto è libero, è nettamente superiore rispetto alle cose che lo circondano. Per livellarlo ad esse, si nega la sua libertà; in effetti, perché ammettere la libertà se la realtà non ci offre l’occasione di esercitarla? La realtà alla quale ci apriamo dovrebbe giustificare il fatto che siamo liberi, ma siccome un insieme di cose di poco valore non dà ragione di una libertà radicale (richiederebbe soltanto una dose minima di libertà), la libertà profonda resterebbe aperta al nulla.”
La scelta quindi per Polo non può riguardare la banalità di cose piccole tra loro indifferenti, ma comporta il peso di una responsabilità, come risposta nell’ambito di un rapporto personale con Dio: “Senza libertà nativa l’uomo è un essere senza destino, ossia un essere che non ha un equilibrio stabile ma che manca pure di un fine (una volta emancipata, la libertà non è radicale). Se l’uomo è radicalmente libero, Dio deve esistere. La libertà è una prova dell’esistenza di Dio, perché per risultare radicale, essa richiede di essere esercitata in modo completo; il che implica che si eserciti la libertà rispetto all’Essere senza restrizioni.”

Cardona sottolinea la dimensione ontologica della libertà nell’uomo: “Il problema della libertà coincide con l’essenza stessa dell’uomo: la libertà non è una mera proprietà della volontà umana, una caratteristica della volizione, ma à caratteristica trascendentale dell’essere dell’uomo, è il nucleo stesso di ogni azione realmente umana ed è ciò che conferisce umanità a tutti gli atti dell’uomo, e a qualsiasi sfera settoriale della sua attività: nella morale come nella cultura, nella scienza, nella tecnica, nell’arte, nella politica.” “Posto l’essere, creata la persona, la libertà si presenta in esso come inizio assoluto, come originalità radicale, come creatività partecipata.”

            La libertà come partecipazione della creatività divina è sottolineata anche da Fabro: “Questo potere creativo della volontà appartiene alla sfera dello spirito che è riconoscimento di sé come posizione di sé. Allo spirito, anche allo spirito finito (l’anima, l’intelligenza …), appartiene l’essere necessariamente (come la rotondità al circolo …): per questo l’uomo, ogni uomo, è padrone di disporre di sé e delle proprie azioni alla loro stessa origine, cioè al confine fra l’essere e il nulla.”
            Fabro inoltre riporta questo testo di Kierkegaard per spiegare come possa esserci una libertà creata: “Ecco in che consiste il mistero per cui l’Onnipotenza non soltanto è capace di produrre la cosa più imponente di tutte (la totalità del mondo visibile), ma anche la cosa più fragile di tutte (cioè una natura indipendente rispetto all’Onnipotenza). Quindi l’Onnipotenza, la quale con la sua mano potente può trattare così duramente il mondo, può insieme rendersi così leggera che ciò ch’è creato goda dell’indipendenza.”

            Queste ultime parole, come le precedenti di Polo, aprono quindi una doppia prospettiva: da una parte quella della relazione con Dio,  sviluppata  ampiamente dal testo sulla libertà dei figli di Dio, e dall’altra quella propria della fragilità che comporta il mistero del peccato. Restando nella prima prospettiva, per San Josemaria Escrivà, davanti a Dio ogni uomo è chiamato a corrispondere all’Amore originario, libero e disinteressato di Dio per lui, con un atto di donazione altrettanto libero e non sottoponibile a costrizione umana, ma riservato alla sacralità della coscienza di ogni uomo: “Siamo responsabili davanti a Dio di tutte le azioni che compiamo liberamente. Non c’è posto per l’anonimato; l’uomo si trova di fronte al suo Signore, e sta alla sua volontà decidere di vivere da amico o da nemico. Questo è l’inizio del cammino della lotta interiore, che è compito di tutta la vita, perché finché dura il nostro passaggio sulla terra nessuno può dire di aver raggiunto la pienezza della propria libertà. La fede cristiana, inoltre, ci induce a garantire a tutti un’atmosfera di libertà, che incomincia coll’evitare ogni genere di insidiosa coazione nel presentare la fede.”

            Sullo stesso argomento Fabro così commenta: “Tale scintilla della libertà Tommaso l’esige perfino, anzi soprattutto, nella sfera teologica a cominciare dall’atto di fede che per lui è e deve essere assolutamente libero come atto, quanto esso è assoluto ed immutabile nell’oggetto. Proprio perché Dio è il Principio perfetto e immutabile e immutabili e perfetti sono tutti i suoi attributi, proprio perché l’Incarnazione di Cristo è il Fatto assoluto di salvezza … per queste due garanzie supreme nell’ordine metafisico e nel divenire storico, la decisione è mia perché in essa io comunico direttamente con Dio e con Cristo.”

            In conclusione, come prima evidenza, è necessario, con San Tommaso, affermare l’esistenza nell’uomo del libero arbitrio come facoltà spirituale legata alla ragione ed alla volontà; infatti anche sotto l’aspetto fisiologico il libero arbitrio non risulta legato ad una precisa area della corteccia cerebrale, come accade invece per altre funzioni con componenti corporee quali la memoria, le emozioni, le sensazioni e la motricità. L’evidenza della libertà si mostra sia come esperienza psicologica soggettiva, che come apertura nelle relazioni interpersonali: in esse infatti, a meno di constatare la mancanza di coscienza o di uso di ragione, ci si accorge che la risposta ad una richiesta può essere talvolta condizionata, ma comunque è sempre aperta ad una molteplicità di possibilità.
Anche le considerazioni di Polo e di Cardona apportano altri elementi a favore della libertà da un punto di vista esistenziale ed introducono i concetti di libertà nativa, di originalità radicale, di creatività partecipata e di libertà di destinazione.
Infine la libertà come risposta di donazione all’Amore originario di Dio, che ci ha amati per primo, apre anche la prospettiva, che sarebbe lungo trattare, sulla libertà morale e le libertà acquisite. Queste ultime costituiscono un perfezionamento del proprio essere e della propria libertà in conseguenza dell’esercizio degli atti liberi e favoriscono o meno la crescita delle virtù.